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| L'Aston Villa con la FA Cup del 1895 |
A fondare il club furono quattro atleti di
un’altra disciplina. Ma poi, in un secolo e mezzo, ha vinto sette titoli nazionali,
altrettante Coppe d’Inghilterra e la Coppa Campioni 1982
di
Marco Tarozzi
BOLOGNA
A loro
interessava il cricket, ma di passare le giornate nell’angolo fumoso di un pub
di Birmingham, a stagione finita, non avevano nessuna voglia. Così, un giorno
di marzo del 1874, Jack Hughes,
Frederick Matthews, Walter Price e William Scattergood decisero che giocare a
football sarebbe stato un ottimo modo per tenersi in forma tra la fine della
stagione e l’inizio del successivo torneo. Fu così che, dodici anni dopo la
nascita del Notts County, club antesignano del calcio inglese, diedero vita
all’Aston Villa Football Club. E presto scesero in campo in una sfida fuori
dagli schemi: giocatori di cricket contro rugbisti, quelli dell’Aston Brook St.
Mary, mescolando le regole: primo tempo con la palla ovale, secondo con quella
rotonda. Finì 1-0, perché con la prima nessuno era andato in mèta.
CAPITANI. La prima casa
dell’Aston Villa fu Parry Barr, il cuore della squadra era scozzese. Proprio
come i due capitani che misero in bacheca i primi trofei: George Ramsey fu il
trascinatore nella conquista della Birmingham Senior Cup, nel 1880, Archie
Hunter sollevò sette anni dopo una coppa ancora più pesante, la FA Cup. Anche
William McGregor, dirigente del club, era scozzese: fu lui a progettare un vero
e proprio campionato nazionale, e col sostegno di Blackburn Rovers, Bolton Wanderers,
Preston North End e Stoke FC, e poco dopo anche quello di Accrington, Burnley,
Derby County, Everton, Notts County, West Bromwich Albion e Wolverhampton
Wanderers, a dar vita alla Football League. Fondata, dunque, dagli uomini dell’Aston
Villa.
LEGGENDA. George
Burrell Ramsey fu molto più del capitano del primo storico trionfo. Nel 1884,
dopo otto anni passati in campo, diventò “secretary” del club: di fatto
l’allenatore, così definito perché alla guida di una commissione tecnica. Restò
al timone la bellezza di quarantadue stagioni, fino al 1926, guidando il Villa
in 1184 partite e conquistando sei campionati nazionali, altrettante FA Cup e quindici
Birmingham Senior Cup. Nel 1899, con già due titoli inglesi alle spalle e un
seguito di tifosi ormai incontenibile, la società si dotò di un impianto di
proprietà: sul terreno dell’Ashton Lower Grounds vide la luce il Villa Park. In
tempo per festeggiare il primo “double” (campionato più FA Cup) conquistato nel
1898.
ANNI DI GLORIA. Sarebbe
diventato il campo più vincente in Inghilterra, restando tale per quasi un
secolo e consegnando alla storia del calcio i suoi eroi: capitani come John
Devey e Howard Spencer, “the Prince of full-backs”, come Joe Bache e “Happy
Harry” Hampton. Fino a Billy Walker, forse il più grande di tutti i tempi, in
campo dal 1919 al 1933 prima di diventare manager di Sheffield e Notthingham
Forest. Eppure dopo la FA Cup del 1920, la sesta nella storia del club,
dovettero passare trentasette anni prima di riaprire la bacheca per collocarci
la settima, del 1957, con Eric Houghton al timone.
TRONO D’EUROPA. Poi, la
caduta, fino alla Third Division nel 1969-’70. Seguita da una rinascita, con
Pat Matthews proprietario e Doug Ellis presidente, culminata nella conquista
dello scudetto nel 1980-’81: il settimo e ultimo, proprio come recita la storia
del Bologna. A seguire, il trionfo più brillante: nella Coppa dei Campioni
1981-’82 il debuttante Aston Villa, claudicante in campionato, mise fuori causa
Dinamo Berlino, Dinamo Kiev, Anderlecht e nella finale di Rotterdam il Bayern
Monaco di Rumenigge, Breitner e Dremmler. Nigel Spink, portiere di riserva che in cinque anni
aveva collezionato una sola presenza, sostituì l’infortunato Rimmel dopo nove
minuti, e parò tutto il parabile. Bastò una rete di Peter Withe a far entrare
il Villa nella storia.
RINASCITA. Sull’onda
del trionfo, arrivò la Supercoppa Uefa dell’83, ma di lì a poco anche la
retrocessione in Second Division, nell’87. Un anno per risalire, e nel ’92 il
Villa finì al secondo posto nella neonata Premier League. In bacheca, negli
anni Novanta, ancora due Coppe di Lega, e all’inizio nel nuovo millennio
l’Intertoto del 2001. Poi la società è diventata “americana”: Randy Lerner, il
nuovo proprietario, ha ricostruito poco alla volta, e nonostante l’ennesima
caduta in Football League nel 2016 non ha interrotto il progetto. Nel 2019 il
ritorno in Premier, poi il settimo posto del 2023 ed il quarto, con Unai Emery
in panchina, un anno dopo. Riaperti i cancelli della Champions League, il Villa
ha trovato sulla sua strada il Bologna, poi ha raggiunto i quarti. Ora il
destino li fa incrociare di nuovo in Europa League. In un momento delicato per
il club di Birmingham, con la squadra che si dibatte nei bassifondi della
Premier e il recentissimo addio, fragoroso, del Ds Monchi, in rotta di
collisione con Emery.
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