martedì 10 marzo 2026

ASTON VILLA, DAL CRICKET AL FOOTBALL

 

L'Aston Villa con la FA Cup del 1895

A fondare il club furono quattro atleti di un’altra disciplina. Ma poi, in un secolo e mezzo, ha vinto sette titoli nazionali, altrettante Coppe d’Inghilterra e la Coppa Campioni 1982

 

di Marco Tarozzi
BOLOGNA 

A loro interessava il cricket, ma di passare le giornate nell’angolo fumoso di un pub di Birmingham, a stagione finita, non avevano nessuna voglia. Così, un giorno di marzo del 1874, Jack Hughes, Frederick Matthews, Walter Price e William Scattergood decisero che giocare a football sarebbe stato un ottimo modo per tenersi in forma tra la fine della stagione e l’inizio del successivo torneo. Fu così che, dodici anni dopo la nascita del Notts County, club antesignano del calcio inglese, diedero vita all’Aston Villa Football Club. E presto scesero in campo in una sfida fuori dagli schemi: giocatori di cricket contro rugbisti, quelli dell’Aston Brook St. Mary, mescolando le regole: primo tempo con la palla ovale, secondo con quella rotonda. Finì 1-0, perché con la prima nessuno era andato in mèta.

CAPITANI. La prima casa dell’Aston Villa fu Parry Barr, il cuore della squadra era scozzese. Proprio come i due capitani che misero in bacheca i primi trofei: George Ramsey fu il trascinatore nella conquista della Birmingham Senior Cup, nel 1880, Archie Hunter sollevò sette anni dopo una coppa ancora più pesante, la FA Cup. Anche William McGregor, dirigente del club, era scozzese: fu lui a progettare un vero e proprio campionato nazionale, e col sostegno di Blackburn Rovers, Bolton Wanderers, Preston North End e Stoke FC, e poco dopo anche quello di Accrington, Burnley, Derby County, Everton, Notts County, West Bromwich Albion e Wolverhampton Wanderers, a dar vita alla Football League. Fondata, dunque, dagli uomini dell’Aston Villa.

LEGGENDA. George Burrell Ramsey fu molto più del capitano del primo storico trionfo. Nel 1884, dopo otto anni passati in campo, diventò “secretary” del club: di fatto l’allenatore, così definito perché alla guida di una commissione tecnica. Restò al timone la bellezza di quarantadue stagioni, fino al 1926, guidando il Villa in 1184 partite e conquistando sei campionati nazionali, altrettante FA Cup e quindici Birmingham Senior Cup. Nel 1899, con già due titoli inglesi alle spalle e un seguito di tifosi ormai incontenibile, la società si dotò di un impianto di proprietà: sul terreno dell’Ashton Lower Grounds vide la luce il Villa Park. In tempo per festeggiare il primo “double” (campionato più FA Cup) conquistato nel 1898.

ANNI DI GLORIA. Sarebbe diventato il campo più vincente in Inghilterra, restando tale per quasi un secolo e consegnando alla storia del calcio i suoi eroi: capitani come John Devey e Howard Spencer, “the Prince of full-backs”, come Joe Bache e “Happy Harry” Hampton. Fino a Billy Walker, forse il più grande di tutti i tempi, in campo dal 1919 al 1933 prima di diventare manager di Sheffield e Notthingham Forest. Eppure dopo la FA Cup del 1920, la sesta nella storia del club, dovettero passare trentasette anni prima di riaprire la bacheca per collocarci la settima, del 1957, con Eric Houghton al timone.

TRONO D’EUROPA. Poi, la caduta, fino alla Third Division nel 1969-’70. Seguita da una rinascita, con Pat Matthews proprietario e Doug Ellis presidente, culminata nella conquista dello scudetto nel 1980-’81: il settimo e ultimo, proprio come recita la storia del Bologna. A seguire, il trionfo più brillante: nella Coppa dei Campioni 1981-’82 il debuttante Aston Villa, claudicante in campionato, mise fuori causa Dinamo Berlino, Dinamo Kiev, Anderlecht e nella finale di Rotterdam il Bayern Monaco di Rumenigge, Breitner e Dremmler. Nigel Spink, portiere di riserva che in cinque anni aveva collezionato una sola presenza, sostituì l’infortunato Rimmel dopo nove minuti, e parò tutto il parabile. Bastò una rete di Peter Withe a far entrare il Villa nella storia.

RINASCITA. Sull’onda del trionfo, arrivò la Supercoppa Uefa dell’83, ma di lì a poco anche la retrocessione in Second Division, nell’87. Un anno per risalire, e nel ’92 il Villa finì al secondo posto nella neonata Premier League. In bacheca, negli anni Novanta, ancora due Coppe di Lega, e all’inizio nel nuovo millennio l’Intertoto del 2001. Poi la società è diventata “americana”: Randy Lerner, il nuovo proprietario, ha ricostruito poco alla volta, e nonostante l’ennesima caduta in Football League nel 2016 non ha interrotto il progetto. Nel 2019 il ritorno in Premier, poi il settimo posto del 2023 ed il quarto, con Unai Emery in panchina, un anno dopo. Riaperti i cancelli della Champions League, il Villa ha trovato sulla sua strada il Bologna, poi ha raggiunto i quarti. Ora il destino li fa incrociare di nuovo in Europa League. In un momento delicato per il club di Birmingham, con la squadra che si dibatte nei bassifondi della Premier e il recentissimo addio, fragoroso, del Ds Monchi, in rotta di collisione con Emery.

(Più Stadio)

 


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