giovedì 22 dicembre 2011

Tutto il BeNe del medico centauro


di Marco Tarozzi

Alla base di tutto c’è “Il BeNe”. Acronimo di Bellaria Neuroscienze, il centro di diagnosi e cura delle malattie neurologiche rare e neuorimmuni attivo presso la struttura ospedaliera bolognese. Si occupa di malattie rare come sclerosi multipla e talassemia. O come la Sla, entrata nell’immaginario collettivo anche per il fatto di aver colpito diversi atleti, pur rimanendo avvolta da un alone di mistero che la ricerca sta cercando di eliminare. “Il BeNe” è una creatura del dottor Fabrizio Salvi, genio senza spocchia che fa ricerca seguendo percorsi innovativi. Sul tema della Sla il suo centro ne ha avviato uno di cura e assistenza ai malati che in Italia non ha eguali, dotandosi di un team multidiciplinare e specializzato che prende in carico il malato dal momento del ricovero, lo segue, attua un piano personalizzato sul territorio per facilitare l’approccio alla malattia del paziente e della sua famiglia.
IL CUORE DEI PILOTI Un progetto del genere, ovviamente, ha bisogno di essere sposato da tanti, e supportato. E Fabrizio Salvi, uomo concreto, determinato e soprattutto grande comunicatore, ha coinvolto tanta gente intorno ai suoi progetti. Appassionato motociclista, è riuscito nella passata stagione a conquistare un mondo come la Superbike, e i migliori piloti del Mondiale sono dalla sua parte. Da Carlos Checa, neoiridato a trentanove anni, a Michel Fabrizio, da Leon Haslam a Marco Melandri, che ha dato la sua adesione: “Per un’inizativa così nobile”, ha detto il pilota romagnolo, “potete usare il mio nome come e quando volete. Chiamatemi e io ci sarò”.
LA FONDAZIONE Ma ora “Il BeNe” ha fatto un altro passo concreto. Il 20 settembre si è costituito in Fondazione, e nei giorni scorsi l’iniziativa è stata presentata proprio al Bellaria, con la giornalista Ilaria D’Amico a fare da testimonial. E soprattutto con l’appoggio di alcuni tra i principali imprenditori locali, da Guidalberto Guidi di Ducati Energia a Marchesini Group, da GVS a Fava e Geox. A sostenerla ci sono associazioni di pazienti come, tra le altre, Isola Attiva onlus, AssiSLA in memoria di Raffaella Alberici, Smuovi la Vita onlus, L’Abbraccio. E’ una fondazione “a beneficio di persone affette da malattie neurologiche rare e neuroimmuni”, quelle su cui più spesso si abbattono i tagli di un’economia in difficoltà, e che non rientrano tra le priorità delle grandi case farmaceutiche. “I tagli alla ricerca si scaricano sempre sulle malattie rare e neuroimmuni”, spiega Salvi. “Con questa fondazione potremo organizzare un pool di ricercatori appartenenti a varie discipline, che lavoreranno insieme. Ogni associazione dei malati si relazionerà alla Fondazione attraverso un responsabile scientifico”.
Lo stesso dottor Salvi è il responsabile scientifico della Fondazione, la garanzia di trasparenza nella gestione dei fondi è data dalla scelta di Francesco Rosetti, magistrato, come presidente. Si parte con un fondo di 200mila euro, ma l’obiettivo dichiarato è quello di raccogliere almeno un milione. “Pensare che anni fa il Bellaria stava abbandonando il campo delle malattie rare”, ricorda Salvi. “Poi non solo questo non è accaduto, ma abbiamo avuto anche la possibilità di costituire il Il BeNe. Ora, per tutti quei malati che faticano a trovare risposte ai loro problemi, potremo contare anche sulla Fondazione”.
Senza dimenticare il mondo dei circuiti. Salvi, che viaggia in Ducati Monster e in garage si coccola anche una Guzzi Le Mans, si ripresenterà a Misano e a Imola anche nel 2012. Nel none del BeNe.

L'Informazione di Bologna, 20 dicembre 2011

domenica 4 dicembre 2011

Alino, un tacco per Socrates


di Marco Tarozzi

Quasi un omaggio al Dottore del calcio. Nel giorno in cui gli dei del pallone si sono ripresi indietro quel genio di Socrates, Alino Diamanti ha in qualche modo onorato la memoria del campione brasiliano inventandosi quel colpo di tacco, spalle alla porta, che ha lanciato Marco Di Vaio verso il gol. Se siete realisti, parlate pure di coincidenza. Ma se vi piace ancora sognare, soprattutto su una piazza che ultimamente i sogni li regala col contagocce, cullatevi nell’idea che ci sia un disegno, un filo impercettibile che lega quelli coi piedi così, inventori di un calcio che sarà anche passato di moda, ma continua a incantare.
Il ritorno di Alino da titolare ha acceso il Bologna. Lui sapeva che questa era la sfida da non sbagliare, dopo le ultime vicissitudini: la certezza del posto d’estate, i malanni fisici e l’esplosione di Ramirez a cambiare lo scenario. Ecco, Diamanti ha interpretato la partita perfetta proprio mentre Gastoncito si perdeva nel labirinto dei suoi pensieri. Qualcuno dirà: segno che non possono convivere. Sarà, ma fossimo in Pioli insisteremmo. Diamanti e Ramirez a supportare l’unica punta, coperti da un Mudi migliore di quello visto ieri e da un Perez ancora non visto quest’anno, ma che esiste e lo sappiamo: sulla carta il cerchio può quadrare, sul campo serve lavorarci ed è normale.
Cose da annotare in una domenica finalmente serena al Dall’Ara: lo show di Alino, appunto, ma anche la verve del capitano, ritrovata non a caso quando può spaziare solitario dentro l’area. E la buona guardia di Gillet, che ha salvato tre punti preziosi che rilanciano il Bologna prima di due sfide da brividi, Juve in Coppa e Milan domenica al Dall’Ara. Bisognava vincerla, missione compiuta. Potremmo aggiungere che abbiamo agguantato l’Inter. Ma lasciamo stare, non è questa la nostra corsa.

L'Informazione di Bologna, 5 dicembre 2011

(foto di Roberto Villani)