venerdì 20 gennaio 2012

Torna il re del deserto


di Marco Tarozzi

È tornato Fabrizio Bernabei. Ed è un bene, perché in un periodo in cui si parla tanto di “ecomaratone” e di “trail running”, la presenza e la classe di un pioniere della specialità non possono che far progredire la disciplina. È tornato nonostante tutto: il lavoro di responsabilità che gli porta via tempo, gli infortunii che gli hanno riempito d’ostacoli una carriera baciata dal talento, le difficoltà a seguire un programma preciso.
«Ma del resto mi sta bene così. Oggi esco a correre, anche per ore, senza “tabelle” nella testa, nè cronometro in mano. Seguo l’istinto. Un po’ come facevo all’inizio della mia carriera da atleta “tradizionale”. Andavo a fare le gare in pista, ma mi piacevano il giusto. Preferivo perdermi tra i boschi intorno a Montese, dove sono nato, immerso in un mondo che mi ha affascinato da subito, coi suoi silenzi e i suoi scenari».
A quindici anni da quel mondo scese verso Bologna, per iniziare una carriera che gli ha dato parecchio, anche se meno di quello che meritava: negli anni Ottanta fu uno dei migliori giovani dell’atletica azzurra, e da junior portò a casa anche un argento ai Mondiali di corsa in montagna. Da maratoneta fu sesto ai tricolori di Carpi, in 2:19. Tutto bello. Finché non scoprì che si può correre anche lontano dalla strada.
«L’illuminazione fu l‘Ecomaratona dei Marsi a Collelongo. Era il 1996, avevo già subìto due interventi ai tendini, e un terzo sarebbe arrivato nel 2000. Andai a correre quel primo esperimento di trail italiano, e vinsi. Capii che quella era la corsa come la intendo io».
Un anno dopo, Bernabei entrava nel Guinness dei Primati vincendo la prima e unica edizione della maratona all’interno delle grotte di Frasassi. «Indimenticabile: 1834 metri da ripetere 23 volte, ogni giro 682 gradini. Fa un totale di 15686, ce l’ho ancora in testa quel numero. Chiusi in 3:33:50».
Poi, l’epopea della Marathon des Sables, la leggendaria corsa a tappe di 240 chilometri nel deserto, dove Fabrizio è arrivato terzo nel ‘98, davanti a Marco Olmo e Marco Gozzano, quarto e sesto. Facendo anche meglio l’anno dopo: secondo assoluto. «Mi è rimasta nel cuore, quella corsa. Come quei giorni nel deserto e quel senso di comunione che si instaurava tra i partecipanti».
Dopo anni («in cui non ho mai smesso di correre»), Bernabei è ripartito: terzo nel 2011 alla Formentera to Run (60 km. in cinque tappe) vinta da Alessandro Lambruschini, ora si prepara per la gara che lo ha più ispirato: tornerà ai Marsi, e poi correrà all’Ecomaratona del Ventasso. Per tornare protagonista.

L'Informazione di Bologna, 16 gennaio 2012

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