giovedì 3 marzo 2011

Mazzanti, 15 anni da "pro"


di Marco Tarozzi

Luca Mazzanti, ci racconti questa rivoluzione. A trentasette anni cambia squadra e prospettive.
«Il Team Katusha è una grande squadra, con un budget stellare. Per il ciclismo di oggi, un posto da favola. Ma io non mi ci trovavo più. Volevo restare vicino a Pozzato, che per me è un amico vero. Ma a settembre ho capito che un altro anno lì non sarebbe stato la scelta giusta. Ne ho parlato con Pippo, ha capito. E mi sono messo sul mercato».
Un po’ tardi. Ha rischiato.
«Vero, ed è stata la prima volta in carriera. Pensavo: non chiedo la luna, ho esperienza, uno come me non avrà problemi a sistemarsi. Invece, non fosse stato per Luca Scinto, che mi ha voluto a tutti i costi alla Farnese Vini-Neri Sottoli, forse avrei dovuto chiudere davvero».
Scinto le ha dato una bella carica di entusiasmo.
«È sicuro che io possa essere molto utile a Visconti. E anche che possa ritagliarmi un ruolo importante, in certe corse».
Come ai tempi della Panaria.
«Ho qualche anno in più, ma ammetto che vorrei tornare indietro alla stagione 2007. Sento di avere dentro quella forza, altrimenti avrei smesso. Non ho cambiato squadra per soldi, anzi: alla Katusha avrei preso di più. Ma lì avevo chiuso un ciclo, e se a trentasette anni inizi a trascinarti da una corsa all’altra sei finito».
Questo è il suo quindicesimo anno tra i professionisti. Ne ha viste di cose cambiare, in carovana.
«Cambiamenti a livelli esagerati. E anche brutte storie. Purtroppo gli ultimi casi ci dicono che non tutti hanno capito come funziona oggi il ciclismo. C’è ancora qualche kamikaze che gioca con la vita, ed è la cosa più grave. E vedo gente, non serve fare nomi, che ha grandi doti e si rovina con le sue mani, superando i limiti».
Come la considera?
«Sono un danno per tutto il movimento, devono smetterla. Il mercato è triste, c’è la crisi e l’ho sperimentato personalmente, cercando la nuova squadra. Dobbiamo evitare di contribuire facendo cazzate».
Racconti di questo nuovo entusiasmo che la pervade.
«Mi hanno fatto sentire importante. Mi piace, mi stimola. In allenamento sento che la grinta è quella dei tempi migliori. In squadra ho davanti Visconti e Sinkevitz, ci sono giovani velocisti promettenti come Gatto e Guardini. Ma ci sono anch’io, e ho carte da giocarmi».
Un anno di contratto?
«Uno solo, sì. Economicamente mi andava bene tutto, per fortuna ho alle spalle anni di carriera che mi permettono delle scelte. Mi interessava il progetto e questo mi piace. La gente mi prenderà per matto, ma io ho ancora una gran voglia di correre, e la stessa determinazione di qualche anno fa. Perché sprecarla?»
Obiettivi, allora.
«Intanto mi attacco il numero. Inizio il 22 marzo, alla Coppi e Bartali. Più tardi del solito, ma credo che sarà un vantaggio in prospettiva Giro. Ci arriverò più fresco. Poi, l’ho detto, magari arriva anche qualche soddisfazione personale».
Tanto per allontanare il momento del ritiro.
«Se vado forte, non mi vergogno a dirlo, punto a festeggiare i quarant’anni tra i pro. Se uno fa vita da atleta, si può fare. Se invece vedo che non ho più nulla da dare o chiedere, alzo il braccio».
Quattordici stagioni di grandi capitani. Chi le ha lasciato il ricordo più bello?
«Quando hai corso accanto a Marco Pantani, non hai dubbi. Il capitano più grande è stato lui. Al nostro sport certi personaggi mancano. Ci sono campioni con ottime gambe, ma non con quella personalità».
Nibali, in prospettiva, potrebbe arrivare a quei livelli?
«È un ottimo corridore. Non so se può diventare un grande personaggio».
In quanto a carisma, Pozzato ne ha.
«Ma deve fare di più l’atleta. Posso dirglielo, sa che lo faccio da amico».
Si guardi indietro. Cosa è stato il ciclismo, per lei?
«Una parte fondamentale della mia vita. Io voglio restare in questo ambiente, anche dopo che avrò smesso. Ma finché posso, continuo a pedalare”.

LUCA MAZZANTI è nato a Bologna il 4 febbraio 1974. Professionista dal 1996, ha corso per Refin, Cantina Tollo, Fassa Bortolo, Mercatone Uno, Ceramiche Panaria, Tinkoff, Team Katusha e da questa stagione gareggia per i colori della Farnese Vini-Neri Sottoli di Angelo Citracca e Luca Scinto. Ha collezionato dieci vittorie tra i “pro”, la prima al Giro del Lago Maggiore nel ‘98, quando vinse anche il Grand Prix de Fourmies. Con la Panaria ha vissuto le annate migliori, vincendo una tappa della Coppa e Bartali (2003), il Giro d’Oro e il Fred Mengoni nel 2005, una tappa del Giro del Trentino nel 2006 e il GP di Lugano nel 2007. Soprattutto, ha vinto nel 2004 la tappa Giffoni-Frosinone del Giro d’Italia, dopo la squalifica di Paolo Bettini penalizzato per aver ostacolato Baden Cooke. In Nazionale ha partecipato alle edizioni 2004 e 2006 del Mondiale, ed è stato riserva nel 1998 e nel 2003.

L'Informazione di Bologna, 28 febbraio 2011

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