giovedì 11 agosto 2011

Il ragazzo prodigio e i suoi consiglieri


di Marco Tarozzi

Fa sorridere pensare a mister Betancourt, procuratore di Gaston Ramirez, “turbato” dalle parole del vicepresidente Setti. Perché chi fa il suo mestiere raramente si scompone di fronte a dichiarazioni che fanno parte di un gioco delle parti di cui tutti, dai giocatori ai loro agenti fino ai dirigenti delle società, conoscono bene il meccanismo. Fa sorridere tutto quello che si è sentito in questi giorni: di un Ramirez accolto con ostilità dall’ambiente rossoblù, emarginato, costretto a sentirsi straniero nel gruppo. La cronaca dei giorni d’Appennino racconta storie ben diverse. Di un ragazzo di vent’anni al quale il capitano del Bologna, uno che naviga i mari del grande calcio da quasi vent’anni, ha parlato come si parla a un fratello minore. Ascoltando le sue velleità di ventenne e dando consigli. “Fossi in lui, resterei un altro anno a Bologna. Ha talento e gli servirebbe per accumulare esperienza per un futuro brillante”. Questo ha detto, in sintesi, Marco Di Vaio. Se vi sembrano parole ostili, fateci sapere. Se il signor Betancourt le considera una forma di mobbing, le rilegga attentamente.
La realtà è che a gonfiare il caso-Ramirez c’è l’entourage del giocatore, che probabilmente già un anno fa aveva deciso che Bologna sarebbe stata una tappa di passaggio molto breve. Il tempo di mostrare il gioiello, far conoscere il talento e trovare altri lidi, più scintillanti e più remunerativi. Poi, ci sta che un ragazzo di vent’anni che fino all’estate scorsa non aveva mai nemmeno messo piede in Italia, si carichi a molla avendo alle spalle consiglieri che gli ricordano continuamente quanto il suo talento sia sprecato in una squadra che si batte per la salvezza, eccetera eccetera. Così, quel ragazzo prima dice che vorrebbe parlare e poi che non ha nulla da dire, prima si offende per le parole di Setti e poi si nega al telefono a Guaraldi. Di fatto, è lui che si allontana dal Bologna, non il Bologna da lui.
Il talento di Ramirez (quando il ragazzo è ispirato) è roba che illumina il Dall’Ara come non succedeva da tempo. Non immemorabile, però: gente come Baggio e Signori non ha giocato a Bologna ai tempi dei pionieri, e un campione come Marco Di Vaio ha segnato 55 reti in tre stagioni con la maglia rossoblù, soltanto in campionato, ed è ancora qui. Nessuno si priverebbe a cuor leggero di uno come Gastoncito, ma resistere anche solo una stagione, in queste condizioni, a chi gioverebbe? Se davvero se ne andrà, a questo punto, potremmo dire che la società ha fatto male a lasciarselo scappare? Bisoli, si sa, ha fede assoluta nella forza del gruppo. E un motore con un ingranaggio che non gira rischia il grippaggio in qualunque momento.
Per un momento, Gaston Ramirez potrebbe provare ad ascoltare sé stesso, e ad ascoltare meno le voci intorno. Magari, nella peggiore delle ipotesi, dire grazie e arrivederci. Senza fastidiose appendici: a Bologna ha dato, da Bologna ha avuto. Ma ha solo vent’anni, direte. Beh, a vent’anni riflettere e avere un’idea non è vietato. Purché sia personale.

L'Informazione di Bologna, 11 agosto 2011

(foto di Roberto Villani)

Nessun commento:

Posta un commento