lunedì 8 agosto 2011

L'uomo tranquillo ha scritto 300


di Marco Tarozzi

Diciamo la verità: ci fa piacere che a far raggiungere alla Ducati il record storico di trecento vittorie in Superbike sia stato un pilota come Carlos Checa. Perché lui non è un tipo comune. È diverso da qualunque clichè, è lontano da qualunque stereotipo, è semplicemente e genuinamente sè stesso. E se lo merita, dopo diciotto anni di carriera, 222 gran premi disputati nel Motomondiale e un centinaio in Superbike. Come merita di stare lassù, a giocarsi il grande sogno iridato, per ironia della sorte proprio nella prima stagione in cui la casa di Borgo Panigale non partecipa “ufficialmente” a un campionato di cui ha scritto la storia. Anche se da questo punto di vista stiamo raccontando tutto meno che una favola: è vero che la Ducati non si presenta al via con un proprio team come in passato, ma l’assistenza alle scuderie private resta di primissimo livello. Lo dimostrano i risultati di Checa, ma anche le buone prestazioni di Guintoli o l’inatteso exploit nelle prime prove ufficiali del francese Berger. Checa va fortissimo, tanto da insospettire Biagi, polemico dopo le due gare di Silverstone. Per Max «qualcosa non quadra, la Ducati viaggia sui binari...». Vero, in Inghilterra l’Althea, struttura superprivata, ha gestito magistralmente le gomme e ha bastonato ancora corazzate come Aprilia, Yamaha e Bmw. Ma i controlli ci sono stati, da parte della direzione corse: albero motore, alesaggio e corsa, tutto regolare.
L’UOMO TRANQUILLO Vive a Saint Fruitos de Bages, vicino a Manresa. A metà strada tra Barcellona e Saragozza. Torna spesso al suo paese, dove già gli hanno dedicato un monumento. È un uomo tranquillo, Carlos Checa, di quelli che non vanno in cerca di feste, donne di sogno, macchine superpotenti. Perché, dice, «i valori veri sono la libertà e il tempo. A me non piacciono i confini, le frontiere. In casa mia parlo catalano con mamma e spagnolo con papà, che è di Granada. So cosa sono le barriere dell’odio e le trovo stupide».
Ha visto la morte in faccia, tredici anni fa, quando gareggiava col team di Sito Pons nella 500, e proprio in una stagione iniziata alla grande, con la vittoria al Gp di Madrid e altri due podii. Ne è uscito rinforzato anche spiritualmente. Oggi non ha bisogno di conferme, di certezze. Corre in Superbike perché «mi piace di più, sinceramente, perché tutto è ancora a misura d’uomo. Dicono che è un paese per vecchi, ma io preferisco dire che ci corre gente esperta...». Magari ha qualche rimpianto, ma lo gestisce tranquillamente perché sa di avere la coscienza a posto. Per trovare l’equilibrio interiore pratica tanti sport, dal ciclismo allo sci, dall’arrampicata al paracadutismo. E legge Schopenhauer. È un antidivo e non si sente arrivato: «Ogni volta che imparo qualcosa mi sento più ignorante. La perfezione non esiste».
A trentotto anni sta vincendo un titolo iridato, e se lo merita. E a proposito, aggiorniamo i conti. La vittoria Ducati numero trecento è arrivata in gara1, a Silverstone. Ora sono già 301. Grazie a Carlos Checa.
m.tarozzi@linformazione.com

DA LUCCHINELLI A BAYLISS: CHE STORIA

La prima volta toccò a Marco Lucchinelli. Era il 1988, e il campione spezzino, già iridato della 500 sette anni prima, fece centro proprio al Gp d’Inghilterra, primo appuntamento di stagione: vinse gara2 e dette il via all’epopea della Rossa di Borgo Panigale in questo campionato. Un viaggio che ad oggi ha regalato alla Ducati 301 successi (gli ultimi due proprio domenica scorsa a Silverstone, “firmati” da Carlos Checa), ma anche 753 podi, 155 pole position, 13 titoli iridati piloti e ben 16 mondiali costruttori. Come dire che la storia del Mondiale Superbike si intreccia strettamente a quella della casa bolognese. Mai nessun’altra casa motociclistica aveva raggiunto questo traguardo, e difficilmente riuscirà ad eguagliarlo in futuro.
Dopo “Lucky”, altri venticinque piloti hanno seguito le sue orme. Il più vincente, da allora, è “King” Carl Fogarty, rimasto un’icona nell’immaginario collettivo dei Ducatisti. Tredici stagioni in Superbike e quattro Mondiali portati a casa, sempre sulla Rossa: 1994, 1995, 1998 e 1999. Uno che guidava le Ducati, dice Nico Cereghini, «come se volesse spezzarle in due», ma che le ha amate al punto da portarle 55 volte prime al traguardo. Poco meno ha fatto un’altra leggenda della Rossa, l’australiano Troy Bayliss: per lui 52 vittorie in Superbike e tre titoli iridati, quelli del 2001, 2006 e 2008. Gli altri hanno nomi non meno leggendari: Doug Polen, Raymond Roche, Troy Corser, Neil Hodgson, Ben Bostrom, James Toseland, Nori Haga e tanti, tanti altri ancora. A quota 13, appaiati in questa classifica piena di storia e gloria, due fratelli d’Italia che sono rimasti nel cuore dei “ducatisti” duri e puri: il grande Giancarlo Falappa e il bolognese (da Fiesso di Castenaso) Pierfrancesco “Frankie” Chili, gente di casa che ha scritto pagine d’oro della Superbike.

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