sabato 28 maggio 2011

Un Bologna che assomigli a Bisoli


di Marco Tarozzi

Passione e appartenenza. Due parole che ricorrono spesso, nel giorno del debutto di Pierpaolo Bisoli nel mondo rossoblù. Normale, perché il suo Bologna dovrà partire da questi stati d'animo per crescere e fare strada. Sono il suo credo, la sua stessa vita.
La passione lo ha spinto ad attraversare i prati del pallone, fin da giocatore, partendo dal suo Appennino quando ancora tutti lo chiamavano Bisòli, accento sulla “o”, quasi che scendendo a rotta di collo, con entusiasmo e voglia di arrivare, la corsa dell'accento sia stata più lenta di quella del cognome. Dove ha giocato, ha lasciato bei ricordi. E quel senso di appartenenza, appunto, che gli ha sempre permesso di servire la squadra alla sua maniera, anteponendo il noi all'io. In campo non è mai stato l'uomo con più talento. Quasi sempre quello con più cuore.
Il Bologna che Bisoli vuol costruire dovrà assomigliargli. Arrembante, affamato, altruista. Un gruppo di carattere, di quelli che lasciano comunque la firma, nei giorni felici e in quelli da dimenticare. Ha le sue idee, e un pugno di nomi li ha già indicati a Bagni, “fedelissimi” che in rossoblù, se c'è Bisoli, verrebbero di corsa. Ma non ha messo paletti, nemmeno quando per qualche ora si è trovato nella posizione dell'acrobata da circo, in volo senza rete tra Cellino e Guaraldi.
Ha detto tanto di sé, questo solido uomo d'Appennino, ma anche se non avesse parlato lo avremmo capito dall'espressione degli occhi. Quella di chi voleva questa occasione, nella società in cui avrebbe dovuto iniziare a giocare da professionista oltre vent'anni fa, se il destino non avesse avuto altri disegni. In questa corsa alla panchina era partito da dietro. Niente pole position, ma evidentemente qualcosa doveva presagire se sei mesi fa ha scelto di scendere dalla sua Porretta per sistemarsi al Meloncello. Due passi dal Dall'Ara, la frequentazione di Casteldebole per seguire Dimitri e Davide, che provano a seguirne le orme. L'aria di casa, insomma, la respirava da un po'. Con discrezione e con mille speranze.
Pierpaolo Bisoli prova ad essere profeta in patria, e parte subito sfatando certe dicerie che l'esperienza di Cagliari ha alimentato. Niente acredine verso i “vecchi”, che sono un patrimonio. Purché non si sentano più uguali degli altri. Non è il caso di Bologna: qui l'uomo-simbolo, di questi tempi, si sente il peggiore di tutti. E il vero nodo è proprio questo. Uno come Marco Di Vaio a Bisoli farebbe comodo, anche come persona. Ma il capitano è un'ombra: tra rimorsi e imbarazzi, medita un addio più che possibile. Nel caso, il timoniere dovrà costruire il suo gruppo senza contare sulla bandiera delle ultime stagioni.

L'Informazione di Bologna, 28 maggio 2011

(foto di Rossella Santosuosso)

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