martedì 10 maggio 2011

Simoni, un'altra scommessa vinta


di Marco Tarozzi

Ci ha messo l’esperienza, e molto altro. La faccia, soprattutto. Perché Gigi Simoni da Crevalcore è la parte buona del calcio. Uno che ha fatto della serietà una ragione di vita, in un mondo dove non sempre funziona così. Per questo il suo Gubbio è stato una scommessa vinta. Squadra fatta di giovani, a costo quasi zero, appoggiati lì dai piani alti perché farli giocare in una società che dà garanzie è un investimento per il futuro. Tutti felici e contenti, alla fine: soprattutto il Gubbio, che in due stagioni è salito dalla Seconda Divisione alla B.
Gigi Simoni, lo avrebbe detto a inizio stagione?
«No davvero. Sono d’accordo, abbiamo vinto una scommessa. La scelta l’abbiamo fatta un po’ per necessità e un po’ perché crediamo davvero nella valorizzazione dei giovani. Nella nostra categoria bisogna stare attenti alle spese, puntare sull’esperienza di giocatori magari scesi da un calcio più nobile non sempre paga. Noi abbiamo ragazzi il cui stipendio è in parte pagato dalle società di appartenenza, che hanno bisogno di farli giocare. Così, diventano indipendenti a bilancio. Poi, certo, cerchiamo anche equilibrio: abbiamo anche cinque o sei giocatori intorno ai trent’anni. Il nucleo storico, diciamo così».
Quanto conta spendere il nome di Simoni, quando si va in cerca di giovani talenti?
«Sia io che Torrente, il nostro tecnico, abbiamo tanta Serie A alle spalle. Le società ci conoscono, sanno di mettere i loro ragazzi in buone mani. E adesso devo dire che c’è la fila, per prestare giocatori al Gubbio».
Solo che in Serie B sarà un’altra cosa.
«Fino a domenica scorsa non ci pensavamo, lo giuro. Ora ci siamo. È vero: lì ci sono giocatori e squadre scesi dalla A, cambia anche l’approccio. Di questo si dovrà parlare, a fine stagione. Chi resta, affronterà il problema».
Di sicuro non resterà Torrente.
«Deve decidere il suo futuro. Ma nemmeno io so se resterò».
Questa è già una mezza novità.
«Diciamo che dopo due anni così, qualche alternativa me l’hanno proposta. Ma è un fatto che a Gubbio sto bene, la gente apprezza quello che faccio. Venivo qui a fare il ritiro precampionato col Napoli, mi sono fatto tanti amici e per loro ho accettato di tornare in corsa. Ho detto no due volte, alla terza ho ceduto al richiamo del mestiere che ho fatto per tutta la vita. Ma ci tengo a dire che c’è gente che ha fatto molto più di me, in questa cavalcata. Penso al ds Giammarioli, allo stesso Vincenzo Torrente, un tecnico preparatissimo. Al di là di quello che può fare uno nel mio ruolo, penso sia servita anche l’immagine che ho dato. Magari qualcuno ha pensato: se c’è Simoni, c’è serietà. E per me è un gran bel risultato».
Nell’elenco dei suoi successi, questa doppia promozione che posto merita?
«Aggiungendo queste due, sono in doppia cifra con le promozioni. E certo, ci sono altri ricordi felici. La Uefa con l’Inter, che mi ha dato risalto internazionale. Ma io le mie gioie le metto tutte allo stesso livello. Dentro le emozioni sono le stesse, intensissime. Domenica scorsa il primo abbraccio è stato per il presidente Marco Fioriti, un amico vero. E in quel momento avevo le lacrime agli occhi, proprio come quando abbracciai immediatamente il mio allenatore in seconda, a Parigi dopo il trionfo con l’Inter».
La più bella soddisfazione di queste due annate?
«Aver portato cinquemila persone allo stadio in un paese che ne fa 17mila, e poco più di 30mila se contiamo tutto l’hinterland».
Sta seguendo le sorti del Bologna?
«Resta sempre nel mio cuore. Sono un bolognese, orgoglioso di esserlo. Ho sofferto per quello che è successo prima di Natale, e mi è anche dispiaciuto per Colomba, un allenatore e un uomo in gamba. C’è stata confusione, a un certo punto avevo anche perso il filo. Ci sta: è una città padana e ogni tanto cala la nebbia e si perdono di vista molte cose. Ma Malesani, che è un ragazzo preparato, non un improvvisatore, ha fatto un gran lavoro. Ora, con la nuova dirigenza, spero che società e squadra trovino l’equilibrio giiusto per guardare al futuro con serenità».
Come fa il Gubbio?
«Noi la nostra parte l’abbiamo fatta».

GIGI SIMONI è nato a Crevalcore il 22 gennaio 1939. Da giocatore ha giocato (centrocampista) per Mantova, Napoli, Torino, Juventus, Brescia e Genoa. Nel ‘74, a fine attività, ha iniziato la carriera di tecnico. Da allora ha guidato 16 squadre, ottenendo tantissime promozioni. Dalla B alla A con Genoa (‘76 e ‘81), Brescia (‘80), Pisa (‘85 e ‘87), Cremonese (‘93) e Ancona (2003). Promosso anche nel ‘92 con la Carrarese, dalla C2 alla C1. A queste vanno aggiunte i due salti di categoria consecutivi ottenuti da Dt del Gubbio: dalla Seconda Divisione alla Prima Divisione la scorsa stagione, in B quest’anno. I suoi momenti d’oro sono legati alla panchina dell’Inter: nel ‘97/98, oltre al secondo posto in campionato, ha conquistato la Coppa Uefa a Parigi, battendo la Lazio in finale per 3-0

L'Informazione di Bologna, 11 maggio 2011

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