giovedì 5 maggio 2011

Sant'Antonio, dove il calcio è una favola


di Marco Tarozzi

Nemmeno settecento abitanti. Dodici chilometri dal comune di riferimento, Medicina. Da lì si parte per una strada che è una linea tirata dritta in mezzo ai campi. Si chiama Via del Canale, poi diventa via Sant’Antonio. Ci arrivi all’improvviso, ancora più a sorpresa se ti capita di farlo in mezzo a una di quelle serate autunnali, fatte di nebbia che si spalma sulla pianura. Argini, campi. Galaverna e freddo nelle ossa.
In mezzo a questa Bassa padana senza confini, senza ombre, quasi senza tempo, con i colori diluiti delle fotografie di Luigi Ghirri e delle parole di Gianni Celati, c’è una favola che scalda i cuori e accende la passione. Una storia di calcio che sembra uscire dal passato, e invece è ben radicata nel presente e viaggia sicura verso il futuro. C’è una squadra che appena un anno fa sembrava uscita da un miracolo, mentre festeggiava il passaggio dalla Prima Categoria alla Promozione. E che oggi, meno di dodici mesi dopo, ha raddoppiato, ha meravigliato, ha stravolto schemi e gerarchie.
Il Sant’Antonio è in Eccellenza. Suona bene, e fino a poco tempo fa suonava impossibile. Ma anche le storie incredibili, anche le favole hanno bisogno di fondamenta solide. E questa squadra le ha. Dietro l’impresa, firmata da un tecnico fuori dagli schemi ma sveglio e preparato da far paura, e dai suoi uomini che hanno saputo condividere la sua visione del calcio, c’è una società che programma, che ci crede, che si batte e si sbatte. Barbara Antinori, presidente, e Pino Renzi, direttore generale. Marito e moglie, nella vita. Una passione che li fa volare, in questi giorni. Che li ha ispirati in questi anni.
«Quando siamo arrivati qui c’erano stati presidenti storici che avevano ricostruito la società. Gente come Francesco Subini o Fausto Barilli. Qualcuno deve aver pensato: adesso arrivano questi da Bologna, ma quanto dureranno? Si stancheranno in fretta. Invece siamo ancora qui. Io da quattro anni vivo immersa in questa realtà, giro la provincia in cerca di contributi, aiuti di ogni tipo. Non abbiamo un main sponsor, da noi chi dà 100 è coccolato come chi dà 1000, sono tutti importanti. Un anno fa siamo saliti in promozione e dissi che avremmo fatto festa se ci fossimo salvati. Ora siamo qui a pensare all’Eccellenza che verrà, e sono sincera quando dico che non ce l’aspettavamo».
Risposta a chi ha sempre detto che una squadra così era destinata a fare bene. «Storie. Certe alchimie non sono automatiche. Sicuro, abbiamo lavorato, cercato fondi, ricostruito la squadra. Ma il risultato non era scontato. I meriti sono di tutti, a cominciare da Emanuele Righi, il nostro tecnico. Lui a questa squadra ha dato una vita e un senso. Non so ancora se deciderà di restare, ce lo farà sapere a metà maggio. So che per lui è una decisione difficile, ma lo aspettiamo, perché per noi è molto più di un allenatore. È un dirigente, un uomo del Sant’Antonio. Se rimane, può decidere che ruolo avere, è la nostra prima scelta». Pensare che per novanta minuti è stato anche esonerato, da primo in classifica. «Una giornata incandescente. Io e lui ci scontrammo prima di una partita. Parole forti. Poi tutto è rientrato, ma quel giorno a Sant’Antonio abbiamo fatto un bel po’ di cinema».
Il futuro arriverà. Ora c’è la gioia, da vivere sottotraccia perché qui si respira ancora l’aria della tragedia del Venerdì Santo, quando un’auto impazzita ha devastato una famiglia. Qui ogni emozione, ogni momento, è di tutti. Il dolore come la festa, e allora chi festeggia sa di dover tenere un profilo più basso. Per rispetto. Ma anche in questo il pallone può regalare conforto. «Felicità è vedere il campo pieno di tifosi, perché qui tanti anziani hanno giocato in quarta serie, questa è la Bassa di Giacomino Bulgarelli, si respira calcio. Sono tornati sugli spalti anche i presidenti storici. È la vittoria più bella».

NEL CUORE DELLA BASSA
Sant’Antonio, detta anche “della Bassa Quaderna”, dal nome del torrente che passa di qui, è una frazione di Medicina di neppure 700 abitanti. Nata intorno all’oratorio dedicato al santo, abitata da braccianti, mondine, scariolanti che fuori chiamavano “quii dal Fònd d'la Busa”. Ma quella di oggi è un’altra storia. La squadra di calcio, fondata nell'ormai lontano 1929, è reduce da due promozioni in fila. Per rimodernare il campo da calcio, attorniato dai silos, la società ha stanziato 65mila euro. Copertura della tribuna, nuova sede sociale. E ora sarà il Comune di Medicina a iniziare i lavori per l’ampliamento degli spogliatoi.

L'Informazione di Bologna, 5 maggio 2011

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