martedì 22 febbraio 2011

Fultz: "Io, hippie innamorato di Bologna"


di Marco Tarozzi

John Fultz, finalmente il suo primo libro è una realtà. Lo sta sfogliando?
«Non ancora. È uscito lunedì e io sono a Napoli. Materialmente non posso ancora toccarlo, ma so che è uscito e sono felice».
L'ha tenuto nel cassetto a lungo...
«Non proprio. L’ho fatto vedere in giro, l’ho proposto.E a un certo punto ho trovato Lgs Sportlab e Minerva Edizioni, che ci hanno creduto. Oggi posso raccontare la mia storia a chi vorrà leggerla».
Non è soltanto una storia di basket.
«No, nel senso che non è semplicemente la biografia di un ex giocatore. È un romanzo autobiografico, c’è tanta realtà ma ci sono anche sogni, flashback, momenti vissuti fuori dal parquet».
E quelli che oggi si potrebbero definire "errori di gioventù".
«Ho voluto raccontarmi per quello che ero, con pregi e difetti. Quella storia è la mia vita, la pura verità. In quegli anni ho condiviso ideali che erano di tanti giovani. Credevo nella pace universale, nella condivisione».
Anche nell'amore libero, se è per questo.
«Anche. Ma poi, come tutti, facevo i conti con le contraddizioni di chi mette in
piedi un legame. Non rinnego quegli anni, c’erano anche valori positivi. Ma è indubbio che non tutto era perfetto ».
Ha perso anche un treno importante, per colpa di certe scelte extrasportive.
«Quello della Nba. Dopo un paio d’anni in Virtus, ebbi la grande occasione: mi chiamarono con l’idea di offrirmi un garantito biennale. Ma feci una sciocchezza e la pagai».
Raccontandola, pensa di insegnare qualcosa ai giovani?
«Non voglio fare il maestro di vita. Ma ho trovato un equilibrio, una via d’uscita. E una serenità che vorrei trasmettere trasmettere, perché è alla base della convivenza».
Come faceva a vivere tutto alla velocità massima?
«Fuori non vivevo una vita da atleta, ma recuperavo in allenamento, cercando di dare sempre più di chiunque altro. Sarà stata l’età, ma funzionava».
Che ricordo si porta dentro degli anni bolognesi?
«È stato il periodo più bello della mia carriera di atleta. Ho avuto tanto dalla Virtus, e qualcosa credo di avere lasciato. Arrivai in un momento difficile, anche la tifoseria sembrava rassegnata, e il palazzo si vuotava. Le mie sfide
col grande Gary Schull, il mitico Barone, hanno portato
entusiasmo. Amo Bologna, la Virtus è un pezzo della mia vita».
Domenica la ritroverà.
«Già, verrò a vedere Virtus-Scavolini. E avrò finalmente il mio libro tra le mani. Due emozioni in un solo colpo».
MI CHIAMAVANO KOCISS - John Fultz - Minerva Edizioni - 144 pagine, 14 euro

L'Informazione di Bologna, 17 febbraio 2011

(fotografia di Rossella Santosuosso)

1 commento:

  1. Ciao John
    Tanti saluti della Svizzera.
    I will always remember your faboulos game in Sion (Switzerland) in the 70ties.
    Lukas

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