venerdì 11 febbraio 2011

A proposito di Henry


Del boom del 1978, sanno tutti quelli che amano l'atletica. E' storia. Quattro record del mondo in 81 giorni, scrivendo una pagina di storia del mezzofondo: 3000 metri, 3000 siepi, 5000 e 10000. Per noi che di quell'atletica ci nutrivamo, Henry Rono fu un mito da subito. Quando tornò a rompere il silenzio con un nuovo primato del mondo sui 5000, nel 1981, nessuno poteva immaginare che avesse già infilato la strada per l'inferno. Era già un alcolizzato, anche se nascondeva piuttosto bene il problema. Una discesa inarrestabile, e maledettamente ripida. Lui stesso ha raccontato che quel record dell'81 lo fece poche ore dopo essersi liberato dai postumi di una sbronza ciclopica.
Aveva un metodo, il campione. Dormire a lungo dopo le sbornie, correre all'aria aperta per smaltire. Ma col tempo prese a dormire sempre più a lungo, e a correre sempre meno. Alle gare si presentava come l'ombra del fuoriclasse che era stato. Quando riusciva a presentarsi. Iniziò a perdere soldi, amici veri e presunti, certezze, dignità.

Il terzo millennio lo sorprese completamente solo, in fondo alla scala dei valori di una società che ne aveva fatto un idolo e poi l'aveva dimenticato in fretta. Dopo diversi ricoveri in cliniche di riabilitazione e qualche guaio con la giustizia, viveva a Washington in un ricovero per homeless. Il suo fisico, 63 chili ai tempi felici della corsa, si era appesantito. Henry viaggiava intorno al quintale, aveva le tasche vuote e zero prospettive. "Il punto più basso della mia vita", ha raccontato dopo la "riscoperta" e la rinascita. "Non potevo far altro che risalire. Altrimenti sarei morto".

Aeroporto di Albuquerque. L'avvistamento risale all'inizio del 2000. Una foto sull'Albuquerque Journal, una scoperta inattesa. Era finito lì, Henry Rono, a fare il facchino nel cuore del New Mexico. Dopo aver fatto l'addetto alle pulizie, dopo aver lavorato a un car wash. Lavori umili, quello che ancora gli era concesso. Quando si era presentato al quartier generale di Nike a mendicare un lavoro, lui che era stato il regale testimonial dell'azienda ai tempi d'oro, lo avevano riaccompagnato alla porta.

Lì, ad Albuquerque, è iniziata la sua seconda vita. Oggi Rono insegna atletica ai ragazzi di una scuola media. Giura di non toccare una bottiglia da cinque anni. Ha scritto un'autobiografia, "Olympic Dream", raccontando del grande sogno che gli è stato spezzato per ben due volte, nel 1976 e nel 1980, per i boicottaggi olimpici del Kenia. Ha ripreso a correre: oltre un'ora tutte le mattine alle cinque, spesso "raddoppiando" l'allenamento giornaliero verso sera. Si attacca il numero nelle gare per masters. Ha 59 anni oggi e si è ricostruito una vita. "Ho apprezzato quello che ho fatto in passato, credo di averlo fatto bene. Quello che non sapevo fare era vivere, amministrare i miei guadagni, amministrare la fama. Ero un ragazzo d'Africa, indifeso, per la prima volta al cospetto del mondo. Una vita difficile da affrontare. Ma mi è servita, e ho imparato la lezione".

Henry Rono è meno lontano di quanto si immagini. Si può rintracciare sul sito http://www.team-rono.com/. Si può addirittura interagire con lui sul forum di http://www.letsrun.com/, dove aggiorna quotidianamente il suo diario di atleta (master) ritrovato. E risponde con garbo a chi lo avvicina, almeno virtualmente.

Forse è una storia a lieto fine.

1 commento:

  1. ....perchè nella vita nonostante tutto c'è sempre la possibilità di ricominciare....grazie di aver ricordato la storia di questo grande campione con la solita encomiabile competenza. A presto Maurizio Leone.

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