martedì 5 aprile 2011

La "coop" che divora i briscoloni


Marco Tarozzi

Niente da fare. Non ci sarà ritorno. Doveva essere clamoroso, quello di Alfredo Cazzola nel mondo rossoblù, e invece lo è molto di più la definitiva rinuncia. Che poi è parola che a lui non piacerà: la decisione finale, assicura, è serena. E viene dopo un primo approccio con questo Bologna così diverso da quello che aveva lasciato. Un Bologna dove la cooperativa non è più quella “del gol” di ulivieriana memoria: non la truppa che va in campo, ma quella che sta nella stanza dei bottoni. Sinceramente, ci sembrava strano che Cazzola, uno abituato a tenere il timone da solo, avesse accettato di gettarsi nell’avventura. Deve aver provato ad andare oltre sè stesso. Ma alla fine ha deciso di restare fedele a sè stesso.
Cazzola ha annusato l’aria, e ha capito che quell’ambiente che a parole lo aspettava a braccia aperte non stava esattamente facendo i salti mortali per il suo arrivo. Di fare il “briscolone” che appoggia i soldi sul tavolo, e ne mette più di tutti, per poi attenersi alle decisioni collegiali non gli andava. Non sarà il remake della vicenda-Zanetti, ma le assomiglia dannatamente. L’altro salvatore annunciato aveva forzato la mano scegliendo un amministratore delegato non gradito ai soci (nè, va detto, a tutta la piazza). Per quanto si possa discutere su quel nome, il ragionamento era lo stesso: entro da socio di riferimento, dunque decido. Non funziona così, oggi, nel mondo rossoblù. Zanetti ne ha preso atto oltre due mesi fa, Cazzola ieri, con una nota in cui, tra le altre cose, consiglia a Gianni Consorte di lasciar perdere questa affannosa ricerca dell’uomo forte.
Per questo il suo rifiuto diventa uno spartiacque. La fine, stavolta, è l’inizio. Il Bologna riparte da zero, e i soci che danno l’evidente impressione di voler andare avanti con questa formula, ora dovranno rimboccarsi le maniche. Perché se è vero che hanno salvato il Bologna, è altrettanto vero che ora dovranno caricarselo in spalla. L’aumento di capitale in cui Cazzola aveva l’onere più pesante si farà senza di lui. Toccherà a loro rafforzare la società. Volevano Cazzola, ma in fondo non lo volevano. Il Bologna è nelle loro mani. È roba preziosa, dovranno lavorarci con impegno.


L'Informazione di Bologna, 3 aprile 2011

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