lunedì 25 aprile 2011

Lo sport che non conosce barriere


di Marco Tarozzi

“Che ci faccio qui?”, sembra chiedersi A. guardando fisso davanti a sè. Ha deciso di non giocare, oggi. Guarda i compagni impegnati sul campo in una partita senza arbitro, senza fuorigioco, senza respiro. Senza regole scritte, ma corretta come se ne vedono poche, fuori di qui. Se gli dici che è la giornata giusta per tirare quattro calci a un pallone, A. ti guarda con un mezzo sorriso e replica asciutto. «Sì, ma siamo sempre in un carcere...». È ironico, acuto, intelligente. Le sue parole non vogliono colpire, non sono taglienti. Servono, in qualche modo, a difendersi. Non gioca, ma poco a poco si appassiona al gioco degli altri. E inizia a raccontare che avremmo dovuto vederlo, quello che è uscito l’altra mattina, lui sì che era un talento vero. E commenta, inventa una telecronaca estemporanea insieme a un compagno, girando intorno al campo per scegliere le inquadrature giuste. Salta fuori che qui, dentro il cuore dell'IPM, il vecchio "Pratello", si lavora anche a un mensile, per raccontare una quotidianità che scorre lenta, ma dentro la quale navigano idee, progetti. Anche speranze, perché questo non è un vicolo cieco, c’è un mondo fuori e aspetta chi ha ancora voglia di reagire, di ripartire.
A. dice che su quel giornale non ha ancora scritto. Non ha partecipato a quella sorta di riunione di redazione che è servita ai suoi compagni per progettarlo. Ma in quest’ora che scivola via troppo veloce, lascia intravedere un’apertura. Sì, potrebbe pensarci, magari un articolo su questa partita, su questa giornata e quelle che verranno. “Le parole sono importanti”, diceva Nanni Moretti in Palombella Rossa. Qui sono più importanti che mai. Fissano il tempo, danno colore ai sogni. Perché si può e si deve ancora sognare, qui dentro. Questo è un crocevia, non un muro insormontabile.
A. saluta, dice che è arrivato il momento di andare. Ma resta. Fa un giro, torna a commentare, fa scivolare il tempo, che è la cosa più difficile quando si è in un modo o nell’altro “costretti”. Il tempo. Una partita, un campione che viene a raccontarti la sua vita, le sue gesta, i valori dello sport. Che sono poi gli stessi che si troveranno fuori di qui. Uno che ha avuto più fortuna, ma cerca di condividerla. Provando a spiegare a questo pugno di ragazzi che il talento non va sprecato, che il “dono” non va sacrificato. E il modo migliore per farlo è guardare avanti, guardare oltre queste finestre sbarrate, che non saranno per sempre.
L’ora dei saluti arriva in fretta. Troppo presto. A. promette: domani si metterà t-shirt e calzoncini e scenderà in campo. Guarda dritto davanti a sè, ma adesso è un altro sguardo. Quello di chi vede un futuro fuori di qui.

Un impegno trentennale
Da trent’anni grazie all’impegno dell’UISP ci sono volontari che operano quotidianamente nelle strutture penitenziarie cittadine, cercando di promuovere il benessere attraverso l’attività motoria, necessaria per migliorare le condizioni psicofisiche del detenuti. Ed è sempre possibile, per chi fosse interessato, organizzare una amichevole con i ragazzi del Pratello. Chiunque fosse interessato può contattare la Uisp. Il Comitato Provinciale ha sede in Via dell'Industria 20 a Bologna. Il numero di telefono è 051-6013511, il fax 051-6013530, mentre la mail è uispbologna@uispbologna.it

L'Informazione di Bologna, 24 aprile 2011

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