mercoledì 21 settembre 2011

Semplicemente Zanardi



di Marco Tarozzi

«Io sono un uomo fortunato». È la frase-chiave. Quella che, di primo acchito, un cosiddetto “normodotato” fatica a capire, se la sente uscire dalla bocca di un altrettanto cosiddetto “diversamente abile”. Che brutte, le definizioni-standard. E pensare che per aprire il cancello della comprensione e delle affinità basta proprio entrare nel profondo di quella frase. Quella che ha pronunciato, pochi giorni fa, Alex Zanardi. Ma non solo lui. L’abbiamo sentita da Luca Carrara, quando raccontava delle sue albe meravigliose, vissute durante gli allenamenti mattutini di sci alpino, in quota. E da Alessandro Paleri, che ha inventato la pattuglia acrobatica dei “Baroni Rotti”: quattro piloti, tre dei quali senza l’uso delle gambe. E ancora da Daniele Bonacini, ingegnere che ha fatto del suo handicap un’opportunità e oggi ha un’azienda che costruisce protesi di alta tecnologia e basso prezzo. E da “Meme” Pagnini, che ha una filosofia precisa: «se non vuoi che la vita ti costringa tra quattro mura, devi prenderla per le palle».
GENTE SPECIALE - Non c’è un preciso momento per capire questa gente speciale. Ma se arriva, sei fortunato anche tu. A entrare, per esempio, nel mondo nuovo di Alex, in quella seconda vita iniziata dieci anni fa, combattuta all’inizio «perché volevo tornare a prendere in braccio mio figlio», e andata avanti in progressione continua, trovando sempre un’occasione per rilanciare, per non sedersi. Facile, obietta qualcuno: chiamarsi Zanardi aiuta. E lui non nega, certo che no, ma assicura che c’è qualcosa di più: «Io ho amici che hanno creduto in me, e mi ero costruito una reputazione. ma sono partito da Castel Maggiore, con un papà che faceva l’idraulico e una mamma casalinga. Due genitori meravigliosi, che mi hanno indicato la strada. Ma insomma, non sono nato con una Formula Uno nel garage...».
UNA VITA ESEMPLARE - Così, Zanardi da Castel Maggiore non sta fermo un attimo. Ha appena raccolto in un dvd, “A modo mio”, questa sua seconda vita. In modo informale, come è nelle sue corde. In due ore e mezza ci sono gli amici, le passioni, gli aneddoti, i sacrifici e la rinascita. Perché possa servire da esempio, aiutare chi non riesce a vedere la luce in fondo al tunnel. È attivissimo con la sua associazione “Bimbingamba”, nata per aiutare i bambini con disabilità motorie. C’è sempre, quando occorre lanciare un messaggio positivo. «Davvero, io non tornerei indietro, non cambierei la mia vita. Le cose sono andate così bene che non posso lamentarmi. Non avrei mai avuto certe opportunità, o semplicemente la possibilità di capire cose nuove del mondo che avevo intorno, senza l’incidente del 2001 al Lausitzring».
VERSO LONDRA - E poi, certo, adesso c’è l’handbike. Alex si è appena laureato vicecampione del mondo a cronometro, nella categoria H4, in Danimarca. Da quel giorno del 2006 in cui affrontò, quasi per scommessa, la New York City Marathon, di acqua ne è passata sotto i ponti, e Zanardi è un nome rispettato nella disciplina alla quale si è dedicato. Uno dei favoriti per l’oro olimpico di Londra, tra un anno. «L’importante è partecipare, è vero, ma mentirei se dicessi che è quello il traguardo. I sogni non si pagano, e io allora sogno la medaglia d’oro. Ma se poi ne arrivasse una d’argento o di bronzo, sarei strafelice lo stesso».

m.tarozzi@linformazione.com

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