venerdì 23 settembre 2011

Vuoi Kobe? Scrivigli una mail


di Marco Tarozzi

Claudio Sabatini, avete presente? Come si muove, agita le acque. Adesso con l’idea più scoppiettante di tutte, ispirata dal lock-out Nba. Prima gli è venuto in mente il ritorno di Ginobili, poi addirittura l’”emilianità” di Kobe Briant, che ha molta Italia nel proprio background. Da lì è iniziato il sogno: il primo timido contatto via facebook di Lauro Bon, ex bianconero che oggi lavora per Canadian Solar e che poi ci ha preso gusto a seguire la trattativa; la risposta di Kobe, che salvaguardando assicurazioni e “escape” esamina solo offerte annuali; la proposta di Sabatini, immediatamente recapitata all’agente del giocatore Rob Pelinka, fatta di quattro “opzioni” (cinque milioni lordi per un anno, ma anche altre possibilità di scelta: tre partite, due partite o il “Bryant Day” per la prima giornata di campionato); la volontà del giocatore di parlarne. L’ultimo atto è andato in scena nella notte: ennesima conference call tra il presidente bianconero e Pelinka, preceduta dall’appello dei tifosi della V nera. Quelli che credono, come Sabatini, al miracolo possibile.
Lui, per provare a colpire al cuore il campione, ha coinvolto tutti. Tifosi ma non solo. Anche quegli appassionati che all’idea di un Kobe Bryant “italiano” dimenticano bandiere e fossati. «Chiediamo di aiutarci a portare a Bologna un ambasciatore del basket nel mondo come Kobe Bryant, convincendolo direttamente con messaggi da inviare alla mail bolognaperbryant@virtus.it». Un paio d’ore dopo c’era già una decina di pagine di inviti. Accorati, appassionati, divertenti.
Da “Zorz”, che punta sul lato gastronomico («Ti porto a mangiare i tortellini», roba che Kobe dovrebbe conoscere visto che in queste terre è cresciuto), a “max” che va più per le spicce («Allora quando arrivi?»). Da Fusto che già sogna «la canotta Virtus numero 24 con scritto Bryant» a “materazz” che non ha dubbi: «Se si lascia LA si può andare solo a Bologna». La certezza di Sabatini è che per il Fenomeno si muoverebbero da tutta Italia, e indirettamente “ilpozz87” lo conferma: «Verrei da Caserta per vederti».
Sabatini, il creativo, sorride perché l’idea ha fatto centro. «Su un nome come questo, è bello sentirsi uniti. Ho voluto coinvolgere tutta la città, e anche chi semplicemente ama il basket e vuole vederne il rilancio». Anche sulla questione di Bryant ambasciatore del basket si può lavorare: è uno degli argomenti per i quali Kobe è più sensibile, non avendo mai dimenticato i valori instillatigli da papà Joe, nè le radici. «Però non vendo fumo», assicura Sabatini. «Faccio la mia parte e spero che tutti, anche a livello istituzionale, si sentano coinvolti dal progetto». Intanto ha acceso il canale dei sogni. Di questi tempi, un po’ di colore non guasta. Meglio se è gialloviola.
m.tarozzi@linformazione.com

di Antonio Manco

Un legame fortissimo quello tra Kobe e l’Italia. Degli anni tra il 1984 ed il 1991, vissuti nel Belpaese seguendo le orme del padre, “il giocatore più forte al mondo ” ricorda soprattutto «la passione per la vita, per la famiglia, per i figli». Valori che lo hanno spinto a dare nomi italiani alle figlie (Natalia Diamante e Gianna Maria Onore) e a promettere un’annata da queste parti per concludere la carriera non più tardi di 12 mesi fa. Poi sono arrivate le difficoltà delle franchigie e la minaccia del lock-out, che ora rischia di far diventare il futuro già presente, sulla scia dei sogni di Sabatini.
Chissà se al momento di ricevere la proposta della Virtus, Black Mamba ha pensato a quella semifinale scudetto persa con la maglia della Cantine Riunite Reggio proprio contro i bianconeri. O se gli sono tornati in mente quei minuti di gloria nell’intervallo delle partite casalinghe della Viola Reggio Calabria, in cui lo si poteva vedere tentare conclusioni da tre. A quel tempo, Kobe era un prospetto interessante, con il grande sogno Nba. Poco di più. Tanto che la stampa ha continuato per giorni a chiamarlo Colby e l’altro americano del gruppo, Christopher Ward era considerato il più futuribile. La stella di quella squadra era Marco Morani, allora principale terminale offensivo ed ora commerciante.
Sulle doti atletiche, almeno, nessuno aveva il coraggio di esprimere dei dubbi: «A 12 anni faceva numeri concessi solamente a pochi umani – ricorda uno dei suoi compagni d’allora – a volte lo lanciavamo in contropiede e ci emozionavamo al pensiero di cosa avrebbe potuto inventare. Con lui era davvero tutto facile, anche troppo: il rischio era di sentirsi inutili». Come quando realizzò 63 punti, a lungo record personale fino agli 81 punti realizzati il 22 gennaio 2006 contro Toronto. Al termine di quella stagione, il giovane prospetto spiccò il volo per la Nba, senza passare dal via, iniziando una carriera che lo avrebbe portato ad essere il successore di Michael Jordan nell’immaginario degli appassionati (tanto che una voce, poco credibile, dice che la scelta del 24 significhi proprio questo) e a vincere 5 anelli con i Lakers.

L'Informazione di Bologna, 23 settembre 2011

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